Durante gli ultimi mesi della loro vita nel bungalow affittato situato a Rua Gonçalves Dias 34, Valparaíso, Petrópolis, le condizioni fisiche e psicologiche di Stefan Zweig e della sua seconda moglie, Charlotte Elizabeth "Lotte" Altmann, erano in uno stato di estremo degrado. Alberto Dines, il giornalista brasiliano custode dell’eredità storica di Zweig nella sua classica biografia Morte no Paraíso, descrisse questo periodo come una tragica sala d’attesa sotto l’ombra della distruzione dell’Europa.
La crisi globale dei rifugiati scatenata dalla seconda guerra mondiale pose Zweig in una posizione amministrativa altamente vulnerabile. L’esaurimento interiore plasmato dagli infiniti scontri con l’apparato burocratico modellò direttamente l’atmosfera claustrofobica della Novella degli scacchi. Gli storici classificano la tragedia del doppio suicidio del 22 febbraio 1942 in due categorie secondo il modello di Émile Durkheim: Suicidio Anomico e Suicidio Fatalista.
Isolamento ermetico all’Hotel Metropole e l’arma del vuoto
La stanza numero 35 dell’Hotel Metropole a Vienna, riconvertita in quartier generale della Gestapo dopo l’Anschluss nel marzo 1938, servì da camera di tortura per il personaggio del Dr. B. Zweig espresse questa metafora con precisione clinica terrificante: "Ci mettevano semplicemente in un vuoto completo, e tutti sanno che nulla sulla terra esercita una tale pressione sull’anima umana come il vuoto." Questo modello fu ispirato dalla vera esperienza vissuta da Louis Nathaniel von Rothschild.
Il delirio degli scacchi e l’influenza della psicoanalisi di Freud
Per difendere il cervello dalla minaccia del vuoto, il Dr. B. iniziò a giocare a scacchi contro se stesso nella sua immaginazione. Questo processo richiedeva una frattura psicologica estrema, fenomeno definito dalla psicoanalisi freudiana come Ich-Spaltung (scissione dell’io). Il Dr. B. dovette separare attivamente la sua coscienza in due entità tatticamente ostili: l’"Io Nero" (Ich Schwarz) and l’"Io Bianco" (Ich Weiß).
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